domenica 15 marzo 2009

Pubblicato su Internazionale

Una tranquilla notte di regime:
Hanno ucciso Gioacchino Genchi!

Milano. Ieri notte, stavo scrivendo un nuovo articolo sull’immigrazione clandestina e stavo proprio ponendo alcune domande immigratiche al ministro Maroni che, secondo le sue ultime azioni, vorrebbe fermare il flusso di immigrati diretti in Italia ancora nel mare aperto e in mezzo al deserto. “Li fermeremo e li respingeremo indietro!” La mia prima domanda al ministro doveva essere: “Dove? Dove indietro?” Volevo subito poi citare un breve passaggio da un famoso reportage compiuto in prima persona da Fabrizio Gatti, premio Terzani, Fuga dall’Africa: Sono lì da quattro giorni, stremati e affamati perché hanno finito le scatolette di sardine, il latte in polvere, il pane e i biscotti. La Libia ha chiuso la frontiera. A volte succede quando c’è una festa nazionale, o quando l’Italia protesta per i troppi clandestini in arrivo. Solo che qui siamo in pieno Sahara. Non si può tornare indietro.
Scritto questo intendevo proseguire, quando: Driiin, suona il telefono di casa. Erano le 2 di mattina passate. Sarà una cosa grave, ho pensato subito, se no nessuno telefona a quest’ora.
“Pronto?”
“Hanno ucciso Gioacchino Genchi!”
“Chi…?”
“Gioacchino Genchi, quello che lotta da solo contro il potere oscuro!”
“So chi è Genchi, io chiedo chi è lei?”
“Hanno anche oscurato il blog di Grillo, fai qualcosa!”
“In che senso, io sono straniero…”
“Non scrivi per Internazionale tu?”
“Sì, ma scrivo di…”
“E allora fai qualcosa! Klick!” E cade la linea. Ho pensato, avrà sbagliato numero, ma la notizia era troppo sconvolgente, avevo già seguito il caso di Genchi sulla stampa e in rete. E allora provo accedere sul blog di Grillo dove Genchi aveva rilasciato la sua ultima intervista video, ma il sito di Grillo non appare per davvero. Scopro poi che su alcuni blog continuano ad arrivare commenti che denunciano una possibile l’oscurazione del blog di Grillo. In un altro sito trovo copiata l’ultima intervista di Genchi. Leggo per bene e comincio a capire la grandezza dei fatti. Genchi annuncia che pubblicherà tutte le indagini nelle quali lui ha avuto parte accanto ai magistrati e poi dice una cosa paurosa: E l'attacco che viene fatto nei miei confronti parte esattamente dagli stessi soggetti che io avevo identificato la sera del diciannove luglio del 1992 dopo la strage di via D'Amelio, mentre vedevo ancora il cadavere di Paolo Borsellino che bruciava e la povera Emanuela Loi che cadeva a pezzi dalle mura di via D'Amelio numero diciannove dov'è scoppiata la bomba, le stesse persone, gli stessi soggetti, la stessa vicenda che io trovai allora la trovo adesso![…]E questa è l'occasione perché ci sia una resa dei conti in Italia.[…]Perché queste collusioni fra apparati dello Stato servizi segreti, gente del malaffare e gente della politica, è bene che gli italiani comincino a sapere cosa è stata.
Della sua presunta morte, però, in rete non c’era una parola. Tre ore dopo, il blog di Grillo continuava a essere “oscurato” ed io ero abbastanza convinto che in Italia a breve ci sarebbe stata una rivoluzione. Erano le 5:30 quando bussano forte alla porta. Nemmeno nel mio paese dell’est mi ero mai sentito pauroso come ieri notte. Ma chi può essere a quest’ora? Penso: Io sono straniero, non c’entro con nulla, apro e basta. Alle porte, Signor Vitor, noto filosofo di strada in visita improvvisa. Entra in casa e urla: “Una volta, se avessero ucciso uno come Genchi, la notizia si sarebbe diffusa in un lampo! Un’ora dopo le piazze sarebbero piene di gente incazzata a evocare giustizia! Quante persone hai informato?”
“Allora era lei al telefono prima. Meno male che non ho informato nessuno, mi avrebbe preso per un delinquente e magari mi avrebbero pure espulso.” .
“Calmati, era solo un esperimento, volevo misurare la densità del regime prendendo come campione una notte a caso. Tu non lo sai, ma una volta, l’unità di misura di un regime era la paura del popolo. Oggi, grazie alle nuove tecnologie, l’unità di misura di un regime equivale al livello di indifferenza dei cittadini. Complimenti, sei in perfetta linea con la grande maggioranza!”
“E ha trovato me per sperimentarlo? Io mi ero molto preoccupato”.
“Ma non hai fatto un cazzo lo stesso! Non sei riuscito a capire nemmeno chi è per davvero Gioacchino Genchi! E tu ti reputi uno scrittore in un paese libero? Immigrato ingrato!”
Mezzora dopo, il blog di Grillo è ripartito, Genchi è vivo e Signor Vitor si è addormentato sul divano. Infine era una tranquilla notte normale. Ma ho deciso di raccontarla lo stesso, perché grazie ai bizzarri metodi del vecchio caprone Vitor (dai quali mi dissocio come sempre), sono infine riuscito a capire chi è Gioacchino Genchi. E’ “l’anti-eroe solo contro tutti” che alla fine di ogni storia sconfigge i cattivi e senza di lui e quelli come lui nessuna storia si sarebbe mai potuta raccontare. Gli scrittori ci sono sempre stati, sono gli eroi che mancano. Ora che c’è né uno contemporaneo, gli scrittori lo riconosceranno? Io sì. Lunga vita a Gioacchino Genchi.